«Noi troppo filo Trump? No, è utile esserci e mediamo tra Usa e UE»
17 febbraio 2026
(estratto dall'intervista del Corriere della Sera al Ministro Tommaso Foti)
Per prima cosa «va aspettato il voto del Parlamento, che è sovrano» e arriverà oggi dopo l'intervento di Antonio Tajani. E quindi chiedersi se a Washington per l'inaugurazione del Board sul Medio Oriente andrà la premier Meloni o il ministro egli Esteri è «prematuro e comunque non ha alcuna rilevanza». E questo perché - spiega Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e la Coesione di FdI - si sta facendo «più che un teatrino della politica, folklore. Anzi il folklore è cultura, questa è la degenerazione della politica».
Addirittura. Non si può essere in disaccordo con la scelta di partecipare al Board voluto da Trump?
«Spiego. Noi abbiamo sempre detto che l'adesione formale al Board sarebbe stata un problema per il conflitto con l'articolo 11 della Costituzione italiana, come immagino lo sia per altre Costituzioni. Ma ricordo alla nostra opposizione che questo organismo è stato accettato come elemento del piano complessivo per la pace in Medio Oriente anche dal Consiglio di sicurezza Onu. È stata invitata anche l'Ue, come altri Paesi. Ognuno può valutare come vuole, noi crediamo sia utile partecipare come osservatori».
Non si può agire anche fuori dal Board?
«Ma lo facciamo! L'Italia, oltre che come osservatore alla cerimonia di inaugurazione del Board, continua nel suo impegno per l'assistenza umanitaria al popolo palestinese con l'operazione Food for Gaza ed è impegnata dal 2014 nell'addestramento delle forze di sicurezza palestinesi. E naturalmente lavoriamo perché si arrivi al trattato di pace, con due popoli e due Stati».
Dunque perché fare diversamente, per esempio, dalla Francia?
«Ogni Paese fa ciò che vuole, ma anche la Francia: sembra che sia sempre in opposizione agli Usa e poi magari escono WhatsApp del presidente Macron a Trump che dicono tutt'altro ... Noi come Italia abbiamo un ruolo di punta nella mediazione tra Usa e Ue che porta vantaggio all'Europa, anche se qui non viene riconosciuto per ragioni di lotta politica interna».
Però è vero che c'è molta tensione tra Ue e Usa in questi tempi, e l'Italia potrebbe apparire schiacciata su Trump.
«Ma stiamo parlando di teatri di guerra, come la Palestina, dei quali si è occupato e ha ottenuto qualche successo solo Trump, così come nel conflitto tra Russia e Ucraina. Non è che possiamo far finta di non vederlo, o fare i capricciosi per partito preso, come fa l'opposizione».
Ma, appunto, non siete troppo filo Trump?
«No. Cerchiamo di tenere in piedi il dialogo, e anche Rubio ha parlato della reciproca necessità di Usa e Ue di collaborare. Poi voglio ricordare che, mentre si parla a vanvera, l'Italia, con la Germania e il Belgio, ha organizzato una sorta di prevertice europeo con 20 Paesi dei 27 dell'Ue sul tema della competitività, che è la vera sfida con Usa e Cina. È un fatto enorme. E sono i fatti a dire come ci stiamo muovendo, non le parole a caso».
(intervista di Paola Di Caro, Corriere della Sera)
