Ministro Foti: "Un conflitto di lunga durata in Iran mette a rischio i cantieri del PNRR"
15 marzo 2026
(intervista della Stampa al Ministro Tommaso Foti)
Non vuole «allarmismi», il Ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti. In Italia, in questo momento, «l'aumento dei prezzi dell'energia ha una ragione speculativa e si può ancora affrontare prendendo delle contromisure interne», sostiene. Se però la guerra in Iran dovesse prolungarsi e la rotta commerciale che passa dallo stretto di Hormuz restasse chiusa, «allora potremmo ritrovarci ad avere dei problemi nel medio periodo sul costo delle materie prime. E questo - avverte - creerebbe difficoltà anche ai cantieri del Pnrr».
I prezzi dei materiali edili, come il cemento, stanno già crescendo. È lì il rischio maggiore?
«Su quel fronte subiamo un effetto negativo indiretto».
Cosa intende?
«Noi non acquistiamo quel genere di materiali direttamente dalla regione del Golfo. Lo fanno, invece, Paesi come l'India o il Bangladesh e sono loro a risentire in maniera fortissima della chiusura dello stretto di Hormuz. Questo li costringe a rivolgersi ad altri fornitori come Egitto e Turchia, che però operano nel nostro stesso mercato. Di conseguenza, si crea anche per noi una carenza di prodotti come la calce, per fare un esempio. Se questa dinamica si aggrava nel tempo, può diventare un problema per i progetti del Pnrr».
La soluzione quale potrebbe essere?
«Credo che una risposta, nel caso, dovrà arrivare dalla Commissione europea. Dovrebbe fare in modo che si arrivi al traguardo con ordine, senza che qualcuno - e lo dico come caso limite - abbandoni i cantieri».
Quanti progetti del Pnrr devono ancora essere conclusi?
«I lavori hanno teoricamente una scadenza al 30 giugno e vanno rendicontati entro il 31 agosto. Bisognerà vedere se la Commissione europea prenderà provvedimenti a riguardo, vista la situazione straordinaria che stiamo fronteggiando».
Se lo auspica?
«Noi non chiediamo uno spostamento dei termini per concludere i progetti del Pnrr. Dei 625 mila progetti finanziati ne abbiamo conclusi 500mila. Ne abbiamo 11.400 in fase di conclusione e circa 100mila ancora in esecuzione. Serve quindi la massima attenzione, giorno per giorno, sulle ripercussioni della guerra in Iran».
Per abbassare i costi dell'energia avete proposto a Bruxelles di sospendere il meccanismo dell'Ets che grava sulle imprese, ma 8 Paesi si sono detti contrari.
«Non può essere che ognuno guardi solo i propri interessi. La nostra richiesta di sospensione è molto, molto giustificata dai fatti eccezionali che si stanno verificando. Non è un capriccio o una richiesta illogica».
Lei protesta, ma i contrari guardano l'interesse primario del loro Paese: somiglia tanto alla vostra idea di sovranismo.
«Questo è un problema che tocca l'Europa, non solo noi. È ovvio che Paesi manifatturieri come Italia e Germania siano più colpiti di altri dall'aumento dei costi dell'energia. La Spagna si è detta contraria ma ha il nucleare, noi no».
Che fine ha fatto la vostra proposta sul ritorno del nucleare in Italia?
«La normativa andrà approvata entro la fine della legislatura. Ma non è un processo che inizia in un giorno. Ci vorranno anni».
Giorgia Meloni intanto ha invitato le opposizioni a partecipare a un tavolo sulla crisi in Iran, ma Pd, M5S e Avs hanno risposto di no, mentre i centristi vanno in ordine sparso. Che ne pensa?
«Un atteggiamento che non capisco. In altri Paesi si cerca di avere una linea di politica estera un minimo unitaria, mentre qui il centrosinistra fa a gare a differenziarsi, anche al suo interno. Su una partita così delicata, trovo sia un comportamento inspiegabile».
La Lega, dal canto suo, ha proposto di tornare al gas russo.
«La decisione va presa a livello europeo, non può essere il singolo Paese a muoversi».
Lei sarebbe d'accordo con Matteo Salvini?
«Una scelta di quel genere avrebbe degli effetti sulla guerra in Ucraina e noi abbiamo sempre ribadito che il nostro appoggio a Kiev debba restare saldo, come conferma la risoluzione di maggioranza approvata mercoledì. Eventualmente se ne discuterà sulla base delle condizioni in cui terminerà il conflitto. E lo ripeto: sarà una decisione che prenderà collegialmente l'Europa».
Gli Stati Uniti però hanno sospeso le sanzioni sul petrolio russo. Un errore?
«Non penso che in Europa abbia grandi consensi l'idea di usare il petrolio russo. Il problema vero, per noi, è che la vicenda mediorientale sta facendo passare in secondo piano la guerra in Ucraina. L'Ue deve sforzarsi di riportare gli Stati Uniti al lavoro per un piano di pace tra Russia e Ucraina».
(intervista di Federico Capurso, Stampa)
