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Rassegna Stampa

Ministro Foti al Corriere della Sera: "Chi spinge per il gas russo fa demagogia"

(intervista del Corriere della Sera al Ministro Tommaso Foti)

Tommaso Foti risponde da Bruxelles. Il ministro per gli Affari europei, come da consuetudine, ha accompagnato la premier al Consiglio dei 27, fondamentale in vista della Manovra. Le trattative dureranno fino alla mattina di oggi: «Aspettiamo l'esito dei negoziati di Meloni, spero che l'Europa parta da alcuni punti fermi: negli ultimi tre anni il prezzo del gas è aumentato del 140% e quello del diesel è raddoppiato. È un problema per tutti gli Stati membri, per le famiglie e per le imprese, e serve una risposta comunitaria». 

Ministro, partiamo dall'altro giorno in Parlamento. Il centrodestra ha presentato una risoluzione aggiuntiva sull'Ucraina per mandare in confusione il Campo largo o per stanare Vannacci? 
«Non c'è differenza tra il centrosinistra e Futuro nazionale: entrambi votano contro il governo e fanno parte dunque del campo larghissimo». 

Quanto al merito della domanda? 
«Il centrodestra ha presentato un documento di buonsenso che invocava la pace energetica con lo stop agli attacchi reciproci da parte di Russia e Ucraina agli impianti. Senza speculazioni politiche. Eppure Conte ha deciso di scappare dal voto, e con lui il centrosinistra». 

L'hanno colpita gli applausi di alcuni senatori del Pd al discorso di Meloni sull'Ucraina? 
«Credo che non abbiano fatto un reato di lesa maestà nei confronti della segretaria Schlein. È solo espressione di libertà». 

Meloni dice che il gas russo non è conveniente per l'Italia e chi afferma il contrario fa gli interessi di Mosca: ce l'ha con Vannacci? 
«Beh, di comprare il gas russo lo dicono sia Futuro nazionale sia il M5S». 

Lo dice, e da tempo, anche Matteo Salvini, vostro alleato. 
«Una cosa sono le dichiarazioni, un'altra gli atti parlamentari. La Lega ha votato la risoluzione con noi, come sempre, come tutti gli aiuti all'Ucraina». 

Infatti sembrava più che altro un messaggio rivolto a Vannacci. 
«No, era giusto spiegare agli italiani che certi messaggi demagogici sono tecnicamente errati. Parlare di convenienza del gas russo serve solo ad arricchire Mosca». 

E i sospetti sul generale? 
«Meloni ha fatto un discorso talmente chiaro che nessuno è stato in grado di confutarlo, improvvisamente tutti cambiano discorso e buttano in aria altra polvere. E questo è un elemento importante davanti all'opinione pubblica». 

La sua diplomazia è comprensibile, ministro, ma come lei sa ci sono forze che spingono per acquistare il gas da Putin. Non ha alcun sospetto su questi sponsor italiani? 
«I sospetti non mi riguardano. Il discorso di Meloni era fatto di certezze tecniche, se dopo queste certezze qualcuno insisterà ancora significa che sarà in malafede o che ha altri obiettivi al di là dell'interesse nazionale. Non ci sono più alibi politici, credo». 

Meloni spinge per un inviato speciale dell'Ue per Kiev. Il presidente del Consiglio europeo António Costa può essere il profilo giusto? 
«Più che pensare al totonomi bisogna concentrarsi sull'importanza di questa scelta che fino a oggi non c'è stata e che Meloni rivendica da tempo con forza. Occorre avere un unico rappresentante che abbia la fiducia di tutti i 27 al tavolo delle trattative. Meloni ha parlato anche del formato E-3 di Francia, Germania e Gran Bretagna: va bene, se hanno un nome lo portino al cospetto dell'Unione europea per una legittimazione politica. Altrimenti il rischio è che si continui a parlare con troppe voci». 

Questa impellenza è figlia del fatto che ritenete Trump poco affidabile sull'Ucraina? 
«Cerca un titolo?». 

Anche, ma intanto va bene una risposta alla domanda. 
«L'Europa ha sostenuto da sempre l'Ucraina ed è giusto che abbia una voce univoca al tavolo delle trattative». 

A novembre ci saranno negli Usa le elezioni di Midterm, cosa si augura l'Italia? 
«L'Italia, come ha sempre detto e fatto Giorgia Meloni al contrario di altri leader, non ficca il naso sulle democrazie altrui. Aspetteremo il responso dei cittadini americani». 

E il responso degli italiani quando arriverà: a giugno o a settembre? 
«Sicuramente nel 2027».

(intervista di Simone Canettieri, la Repubblica)