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Rassegna Stampa

"Giorgia non è a disposizione degli Usa. Trump non sa le procedure sulle basi"

(intervista del Corriere della Sera al Ministro Tommaso Foti) 

"Accuse incomprensibili e irricevibili". Tommaso Foti, ministro degli Affari europei ed esponente di Fratelli d'Italia, respinge con fermezza le invettive di Donald Trump alla premier Giorgia Meloni. «Sono incomprensibili - spiega - perché rivolte a una persona che ha sempre lavorato per costruire un ponte autentico e fermo tra l'Europa e gli Stati Uniti, e questo non dovrebbe sfuggire sotto il profilo dell'importanza geopolitica. Irricevibili perché non rientrano nell'ambito di un confronto politico, ma sono insinuazioni inventate di carattere personale, fortemente aggressive, e questo francamente provoca disgusto». 

Dopo questi nuovi attacchi, lei andrà alla festa del 4 luglio all'ambasciata americana a Roma? 
«Intanto ricordiamoci che il 4 luglio è la festa dell'indipendenza americana, il 250esimo anniversario della Dichiarazione del 1776, non è il compleanno di Donald Trump, che mi pare cada il 14 giugno. Dopodiché non è una questione alla Ecce Bombo "vado così mi si nota di più o non vado per niente". Il fatto vero è che siamo di fronte all'ennesimo attacco al presidente del Consiglio italiano, ingiustificabile sotto ogni profilo». 

Quindi il governo non ha deciso se andare o meno? 
«Non dobbiamo fare un Consiglio dei ministri per decidere, questo è folklore giornalistico. Le valutazioni si fanno alla luce del fatto che quando si attacca reiteratamente il presidente del Consiglio non per ragioni politiche, ma con argomentazioni che fanno cadere le braccia, è evidente che tutto questo pesa». 

Meloni ha risposto con durezza e ha detto che non replicherà più. Si attiveranno canali diplomatici? 
«Non so quali canali diplomatici si vogliano attivare. Mi pare che la presidente Meloni abbia tagliato la testa al toro dicendo che non replicherà più. Aggiungo solo che se si guardano i social, tra il 16 e il 20 di giugno, gli account social di Trump crescono molto meno di quelli di Giorgia Meloni. Lui ha acquistato 60 mila follower, Meloni oltre 600 mila. Ma non è una gara: la questione è molto più seria. Certo, se guardiamo i social, è Trump che dovrebbe preoccuparsi dei suoi di consensi. La verità è che Trump ha sempre avuto di fronte un presidente del Consiglio non a sua disposizione. Ha trovato una persona leale, che ha condiviso le sue posizioni quando le riteneva giuste e ha detto dei no con la stessa chiarezza quando non le condivideva. Se non accetta che un Paese sovrano e il suo presidente del Consiglio possano decidere autonomamente, il problema non è dell'Italia ma di Trump». 

Il ministro Tajani ha annullato la visita negli Stati Uniti e il forum con le imprese italiane a Miami. Siamo di fronte a una rottura diplomatica senza precedenti. Come si può ricucire? 
«Le posizioni assunte dal governo italiano sono già state molto chiare e serie, a tutela dell'interesse e del prestigio nazionale». 

Trump accusa l'Italia di non averlo aiutato nella guerra all'Iran e di non aver concesso le basi, come commenta? 
«Io penso che il presidente Trump abbia un'idea dell'utilizzo delle basi Nato in Italia che non rispecchia le norme che ne regolano l'utilizzo. Per consentire ai caccia americani di andare a bombardare vi è un iter preciso da seguire, tra cui un passaggio parlamentare. Se questo non è chiaro, si finisce per accusare l'Italia di non aver concesso qualcosa che non poteva essere deciso diversamente. Ciò detto, deve essere chiaro a tutti che l'Italia di Giorgia Meloni, anche sulle basi Nato, non è quella di Massimo D 'Alema... ». 

Teme ripercussioni, come il ritiro di soldati americani, dazi o altre conseguenze economiche? 
«Noi lavoriamo per l'Italia, per l'interesse nazionale: la reazione di Giorgia Meloni era dovuta, ed è stata inappuntabile. Non temiamo alcunché». 

C'è chi sostiene che Meloni paghi un eccesso di condiscendenza verso Trump. 
«Non c'è stata alcuna condiscendenza. Ricordo che Trump non parlava neppure con Ursula von der Leyen: Giorgia Meloni ha favorito un dialogo che portasse anche sui dazi ad un risultato nell'interesse dell'Italia. Non si è mai trattato di concessioni, ma di scelte fondate sull'interesse nazionale. E quando Trump ha usato toni molto duri nei confronti del Santo Padre, la presidente del Consiglio ha risposto con parole chiarissime». 

Vede una strategia americana per indebolire l'Ue? 
«Mi chiedo: perché martellare l'Europa quando è evidente che la vera alternativa è rappresentata dalla Cina, con un disegno globale fortissimo? L'alleanza transatlantica dovrebbe restare un punto solido per chi crede nell'Occidente, nella libertà, nella qualità del lavoro e nelle sue tutele. Pensare di ammainare quella bandiera è fuori da un orizzonte politico sensato . Per quanto ci riguarda , continueremo a lavorare perché quella bandiera resti un punto di riferimento per i popoli che l'hanno sempre difesa» 

(intervista di Luca Monticelli, La Stampa)